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11/03/12

Guardie per l'Ambiente, Lipu e Pro Natura: «la centrale a biomasse non si puo' fare»

Sono state depositate nei giorni scorsi presso presso la Provincia di Bari quale autorità competente alla valutazione del progetto, l'ufficio per l’attuazione del PUTT/p della Regione Puglia ed il Comune di Corato, le osservazioni tecniche di tre associazioni ambientaliste

regionali relative all’impianto di produzione di energia elettrica da biomasse che il Molino Casillo intende realizzare in contrada "San Cristoforo", a confine con l’agro di Ruvo di Puglia.

Sono le Guardie per l'Ambiente, Lipu e Pro Natura, cui si è anche aggiunto il Wwf Puglia.

«Non abbiamo alcun dubbio o perplessità. Nessun pregiudizio, nessuna chiusura preconfezionata in nome di un ambientalismo integralista. Le ragioni sono tecniche e non di opportunità: quell’impianto non si può fare», scrivono i presidenti delle associazioni Pasquale Laterza, Pasquale Pisicchio, Vincenzo Cripezzi e Vito Latorraca.

«Questa imponente opera - continuano -, un investimento imprenditoriale che godrà dei certificati verdi (gli appetitosi incentivi che vengono concessi dallo Stato), è soprattutto un accumulo di consumo del territorio (accanto è stato già costruito un imponente impianto fotovoltaico), di modifica dello stato dei luoghi agricoli (ricordiamo che è una zona agricola che dovrebbe ospitare un complesso industriale di tipo insalubre) e di profonda alterazione del paesaggio e di alterazione della presenza delle specie faunistiche messe già a dura prova da un effetto colonizzazione dei territori (con frammentazione o sottrazione completa di habitat).

In particolar modo è anche emerso come il proponente infatti da un lato riferisce di avere una disponibilità corrente di sottoprodotto dell'industria molitoria pari a circa 300.000t/anno, a fronte di un fabbisogno dell'impianto progettato che ne richiede solo 20.000 t/anno ma poi  si dichiara ("Relazione tecnica" 4.2. 7 - pag. 19) in modo strano e avulso, pronto a ricevere "Oltre ai sottoprodotti dell'attività molitoria potranno comporre la matrice in ingresso le biomasse come definite dal D.lgs. 387/2003" (che all'art 2. | Definizioni | prevede che "In particolare, per biomasse si intende: la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani).

Pertanto non si comprende come pur avendo disponibilità 15 volte superiori al fabbisogno dell’impianto, l’imprenditore potrebbe anche ricevere parte organica dei rifiuti industriali e urbani.

Insomma - sottolineano le associazioni ambientaliste - un brutto affare per Corato, i coratini (e i “cugini” ruvesi residenti a gomito alla progettata centrale) che rischierebbe anche di essere avvolti da “vampate” di puzza stile uova marce (per via di un difetto elettrochimico), che renderebbe irrespirabile anche tutta la città, distante solo 4,5 km».

Secondo le osservazioni tecniche depositate dalle tre associazioni  «il progetto non è accoglibile per le seguenti motivazioni giuridiche, tecniche, di opportunità e in considerazione dell'apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all'interesse all'esecuzione dell'opera.». (Coratolive.it - 12/12/2011).