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17/07/10

La «ragnatela » dei veleni

CANOSA - Nessuna novità. La «ragnatela » dei veleni si estendeva anche a Canosa. Da tempo lo si sapeva e l’operazione «Ragnatela», condotta dai carabinieri del Noe di Ancona e coordinata dalla procura di Napoli, lo ha confermato.

A finire al centro della maxi inchiesta, culminata con l’emissione di undici ordinanze di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata, corruzione e accesso abusivo a sistemi informatici, è finita infatti anche anche la mega-discarica «Bleu» in contrada «Tufarelle» a Canosa. Già da tempo, infatti, si sospettava che nella mega-pattumiera confluissero rifiuti speciali provenienti da altre regioni d’Italia. Le indagini dei carabinieri del Noe hanno infatti accertato che finivano anche in Puglia e nella «Bleu» di Canosa parte degli scarti, provenienti in genere dal centro-sud. 
Accompagnati da formulari, certificati e registri di carico e scarico falsificati, infatti, tali rifiuti erano diretti nelle Marche, o in discariche della Puglia, dell'Abruzzo, della Lombardia e della Germania, per essere smaltiti dopo essere transitati nell'impianto di Corridonia per un trattamento specializzato fittizzio. Scarti del petrolchimico siciliano, melme, terre e rocce da scavo, miscele di rifiuti pericolosi, fanghi industriali, filtri, ceneri pesanti, fanghi di perforazione, polveri di caldaia e altre sostanze tossico-nocive, contaminate da arsenico, cromo, rame, piombo, zinco e idrocarburi, avrebbero dovuto essere trattati come rifiuti speciali pericolosi. Invece, venivano «ripuliti» solo sulla carta, per risparmiare sui costi di gestione di macchinari e procedure, e avviati a discariche pubbliche, come normali rifiuti. 
Cinque le persone finite in carcere nel corso dell’operazione «Ragnatela», quattro quelle finite ai domiciliari mentre a due il gip ha diposto l’obbligo di dimora: si tratta del 58enne Fr ancesco Maio e del 49enne Maurizio Campitelli, rispettivamente legale rappresentante e gestore della «Bleu» di Canosa. La discarica di «Tufarelle», ricordiamo, oltre ad essere stata spesso al centro di polemiche, accuse, difese, processi, sentenze ed impugnazioni, qualche anno fu definita dal procuratore capo del Tribunale di Trani, Nicola Barbera, «un'allarmante pattumiera» dei reflui che giungono da tutta Italia. L’ultima, preoccupante, conferma è arrivata proprio da «Ragnatela».