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26/01/13

Non si fermano gli avvelenamenti di cani In evidenza

Nei giorni scorsi altri cani sono stati avvelenati nei dintorni dell'Oasi, nella stessa zona in cui nel settembre scorso ben otto cani padronali furono adescati con delle polpette intrise di sostanza tossiche e da queste ultime uccisi.

Visto l'acceso dibattito che si è aperto tra i nostri lettori in coda alle recenti notizie relative ai maltrattamenti di cani o gatti, è bene fare una premessa: non è (solo) una questione di amore per gli animali, ma (anche) di reati contro la legge.

Nei giorni scorsi, infatti, altri cani sono stati avvelenati nei dintorni dell'Oasi, nella stessa zona in cui nel settembre scorso ben otto cani padronali furono adescati con delle polpette intrise di sostanza tossiche e da queste ultime uccisi.

Anche in questo caso le carcasse rinvenute dalle Guardie per l'Ambiente presentano tutti i segni di un evidente avvelenamento.

Nonostante le denunce alla Polizia e l'interessamento di Asl e Comune, la mano che ha compiuto questi ignobili gesti è ancora ignota. E non si esclude che possa trattarsi della stessa persona.

«Non avevano colpa. Nessuna. Eppure qualcuno si è preso la propria "giustizia" spezzando diverse vite, e, per sempre», è l'amaro commento delle Guardie per l'Ambiente.

«Così, con un gesto vigliacco, carpendo la fiducia di un animale ignaro di quanto gli sarebbe accaduto dopo. L'ennesimo. Un animale che magari si è avvicinato al suo assassino solo per un poco di cibo oppure ancor più semplicemente per ricevere una carezza. Con la sua scodinzolante coda e il muso e occhi bassi. Un animale come tanti, di quelli che non riceve nessuna festa da un padrone, un randagio.

Diventa terribile pensare a quali spasmi e al sangue che avrebbe rigurgitato e poi vomitato. Ma proprio a dare testimonianza della propria dignità si è portato a morire straziato dietro un muretto, a voler dimostrare, fino all'ultimo respiro, di non aver voluto dar fastidio a nessuno e di non meritare quel trattamento. Grande gesto che pochi possono intendere. Sì, è vero, gli animali non sono gli uomini, ma questo non significa che non hanno sentimenti. Piangono e sono felici come noi».

«Questo puro gusto di uccidere  - afferma Pasquale Laterza, presidente delle Guardie per l’Ambiente - troverà una risposta. Siamo alla ricerca di ogni elemento utile a risalire all'autore o autori (anche senza collegamento di collaborazione materiale fra loro) di questi atti criminali, che prevedono anche sanzioni penali pesantissime. Ma le difficoltà non mancano, come per esempio il silenzio chiassoso di chi sa e non parla.

Quello che ci interessa non è semplicemente segnalare quanto accaduto alle autorità, cosa che ogni buon cittadino dovrebbe già fare, ma, nel ruolo che ci compete, collaborare attivamente alla ricerca di prove e acquisirle per poter punire questi delinquenti».

Proprio in queste ore il Prefetto di Bari, Mario Tafaro, con apposito speciale decreto, ha inserito le Guardie per l'Ambiente nel tavolo tecnico di coordinamento provinciale per il monitoraggio del fenomeno di utilizzo di esche o di bocconi avvelenati.

«Sarà in quella sede che rappresenteremo al meglio quanto potrà essere fatto per adottare le opportune misure di prevenzione e controllo. In ogni caso, a quanto ci risulta, l'ufficio Ambiente del Comune fa il possibile e, certe volte anche l'impossibile, considerato il numero elevato dei randagi e la difficoltà di sterilizzazione, il vero problema.

E i cittadini? Quelli che si strappano i capelli quando sentono queste cose? Non denunciano quando vedono, non aiutano le Guardie, non segnalano le anomalie al Comune. Cosa può produrre questa equazione? Il fenomeno supera la buona volontà di tutti». (Coratolive.it - 26/01/2013)