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07/05/13

Un Parco nazionale poco trasparente In evidenza

Spesso capita, da ambientalisti convinti e con le mani pulite e profumatissime, di voler vedere chiaro in qualche situazione che presenta qualche punto oscuro. Così, carta penna faccia e firma si chiede di poter visionare documenti che, poi, stranamente, vengono opposti. Da qui nasce la necessità di voler capire meglio.

Denari, tanti denari concessi ad associazioni di "volontariato" e perfino a qualcuna nata poco prima dell'occasione foraggiata. Fatti strani, anche in considerazione della presenza di alcuni procedimenti penali già incardinati presso l'Autorità giudiziaria competente. Allora si chiedono spiegazioni, che purtroppo tardano ad arrivare nel mentre la "convenzione" si consuma in favore del soggetto che è stato ritenuto in maniera monosoggettiva il più bravo in assoluto. Certo ognuno è libero di pensare quel che vuole, ma la trasparenza è un dovere della pubblica amministrazione che, come per legge, deve concedere l'accesso agli atti.

Ma l'Ente in parola, nella fattispecie il Parco nazionale dell'Alta Murgia, nega, riportandosi ad un non meglio precisato differimento alla visione dei documenti richiesti. Da qui, dopo le diverse diffide, il ricorso alla Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il responso dopo pochi giorni. Il Parco deve rendere disponibili gli atti. Il documento integrale del Ricorso è qui disponibile.

Non è la prima volta che riceviamo questo tipo di diniego, commenta Pasquale LATERZA, presidente nazionale delle Guardie per l'Ambiente. Anche l'anno scorso abbiamo dovuto procedere ad un ricorso al T.A.R. sempre contro lo stesso Ente e per ottenere l'accesso ad alcuni atti importanti. La proposizione del ricorso stesso spinse l'Ente a più miti consigli e a concedere l'accesso proprio a quegli atti che, guarda caso, poi finirino sul tavolo del procuratore della Repubblica di Bari, il dott. Antonio Laudati. Non comprendiamo il perchè di questo gratuito ostruzionismo, trattandosi di un Ente pubblico che deve provvedere alle incombenza previste dalla legge. Che non voglia alcun tipo di controllo sul proprio operato? Se così fosse la cosa sarebbe gravissima e i danni prodotti da questi atteggiamenti dovrebbero essere rimessi alla valutazione della Corte dei Conti, affinchè quest'ultima metta le mani nei portafogli personali degli amministratori e di quelli dei revisori dei conti (l' organo di vigilanza sulla regolarità contabile, economica e finanziaria della gestione).

Infine - conclude Pasquale LATERZA - quello che è accaduto deve spingere tutti i cittadini (associati e non) che abbiano ricevuto un simile diniego di accesso (e questo da parte di qualunque Ente parco sull'intero territorio nazionale), a procedere nell'adire gratuitamente la Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri affinchè possano trovare ragione alle loro richieste negate.