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10/06/13

Di notte con un richiamo illecito. Condannato cacciatore In evidenza

Fu sorpreso di notte con un richiamo illecito per fauna selvatica. Condannato cacciatore.
Un cacciatore napoletano di 43 anni è stato condannato dopo essere stato scoperto dalla GUARDIE PER L'AMBIENTE all'interno di un casolare nel Parco Alta Murgia mentre stava attivando un'apparecchiatura per il richiamo di fauna selvatica.

Un cacciatore napoletano di 43 anni è stato condannato ad un ammenda ed al pagamento delle spese processuali dopo essere stato scoperto dalla GUARDIE PER L'AMBIENTE all'interno di un casolare nel Parco nazionale dell’Alta Murgia mentre stava attivando un'apparecchiatura per il richiamo acustico di fauna selvatica.

La vicenda risale a qualche mese fa. Il cacciatore dichiarò di aver attivato il registratore, precisando però che apparteneva al fratello il quale al momento si trovava ancora a Napoli.

Le GUARDIE PER L'AMBIENTE procedettero quindi al sequestro penale a carico di persona da identificare - il fratello, appunto - che però si rivelato inesistente.

«Le indagini coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Giuseppe Maralfa che delegò proprio le GUARDIE PER L'AMBIENTE, delineò un quadro di intrecci devastanti e finanche finalizzate, in quel periodo, a destabilizzare la nostra credibilità per il loro noto zelo di intervento» spiegano le GUARDIE PER L'AMBIENTE.

«Il cacciatore ci denuncio perfino, ma fummo prosciolti da ogni fantasiosa accusa e, ovviamente, poi denunciammo il cacciatore stesso per calunnia.

La sentenza, aldilà del fatto in se, traccia un’importante segno nella lotta al bracconaggio tanto diffuso tra i nostri “cacciatori” così amanti della natura. Spiega il giudice che il semplice possesso di un richiamo illecito per fauna selvatica, ancorché non in funzione, integra il reato di bracconaggio.

Il giudice ha richiamato i principi che la Cassazione da anni traccia ricordando che "La messa in funzione di un apparato preregistrato contenente richiami vietati integra di per sé la condotta di esercizio della caccia ex art. 30 lett. h) l. n. 157 del 1992, essendo atto diretto all'abbattimento della fauna selvatica, attirata dall'apparecchio." (Cass. 20.9.2011 n.42388, Taurino).

Si aggiunga, peraltro, che "Integra il reato di cui all'art. 21 lett. r) Legge 11 febbraio 1992, n. 157 l'essere sorpreso in possesso di richiami vietati durante l'esercizio dell'attività venatoria, a nulla rilevando che un apparecchio di registrazione, munito di cassetta riproducente canti di uccelli, sia inattivo al momento del controllo, stante l'inequivoca destinazione e la concreta possibilità di utilizzazione a fini venatori (Cass. 11.6.1997 n.5593, Taddei)».

Il bracconiere, visto il rito di giudizio scelto che diminuisce la pena, è stato condannato alla pena dell'ammenda di 600 euro e alle corpose spese processuali. Il dispositivo illecito è stato invece confiscato e distrutto.

Il fenomeno - commentano le GUARDIE PER L'AMBIENTE - non sembra essersi ridotto e il livello di attenzione delle Istituzioni si è purtroppo assottigliato molto. In verità alle Istituzioni importa poco della tutela degli animali selvatici, essendo solo un “problema” da gestire. La nostra Associazione si fa carico da anni e senza costi per nessuno della problematica e spesso ha ricevuto dure e gratuite critiche (perché notoriamente non scende a compromessi con nessuno), senza che questo abbia però mai spostato di una virgola l’impegno mosso. Ma così non si può più andare avanti. Se la natura è di tutti allora tutti devono fare qualcosa».