×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 42
31/08/13

Scarichi abusivi che inquinano le acque di falda In evidenza

Una situazione devastante. L'ennesimo saccheggio ambientale in silenzio. Un liquido di imprecisata natura corrompe la qualità del corso d'acqua naturale alimentato dalle acque della faldina demaniale proveniente dall'Alta Murgia. E così Magistratura, Polizia di Stato, Guardie per l'Ambiente, Polizia Municipale e tecnici Asl del Dipartimento di Prevenzione si sono messi sulle tracce degli autori.

 Aereofotogrammetria

Punto 1: luogo degli scarichi | Punto 2: luogo delle acque di faldina pulsate | Punto 3: luogo in cui si uniscono le acque

 

Acque di scarico fuoriuscenti sotto il sovrapasso di via Ruvo a Corato (BA) e di probabile natura fognaria gettata sul suolo fino a raggiungere la fonte della faldina di acqua naturale demaniale sgorgante a due passi. Le acque fetide e quelle fresche che si uniscono e diventano melma che finisce fra le campagne fino al punto in cui, anche le acque del depuratore si aggiungo, per diventare un unico serpentone marrone e maleodorante che si porta a morire nel mare.

Sono diversi i reati ipotizzati. Dal danneggiamento di acque pubbliche demaniali, alla alterazione paesaggistica del corso d'acqua passando per la deturpazione di bellezze naturali finendo al getto pericoloso di cose. Per il responso invece del superamento dei limiti tabellari, bisognerà attendere le analisi dell'ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente), ovvero, per capire la esatta portata batterica degli scarichi illeciti.

Siamo difronte all'ennesimo scempio - commenta Pasquale LATERZA, Presidente della Guardie per l'Ambiente - che devasta quel poco di natura che abbiamo. Tutti siamo amanti della natura, ambientalisti, animalisti, ciclisti e podisti perbenisti della nostra società civile. Ma nei fatti solo un sparuto gruppo di cittadini è quello che contretizza azioni e ci mette faccia e firma. Spesso anche combattuti ed additati noiosamente come i soliti ambientalisti "che ci vogliono lasciare tutti al buio e al lume di candela". Solita storia. Ma i fatti sono diversi. E sono quelli che contano.

Ci rammarica come la massima Autorità sanitaria locale (art. 32 della legge n. 833/1978 e dell'art. 117 del D.Lgs. n. 112/1998), il Sindaco del Comune di Corato, nonostante abbia ricevuto ogni informazione a riguardo e persino una nostra diffida (atto dovuto, come prevede la normativa in materia di danno ambientale, peraltro proprietario del canale di scarico), ad oggi non abbia provveduto a mettere in sicurezza quel posto che sgorga materiale organico putrescente, invece di essere chiuso, se non essere autorizzato, con tutte le prescrizioni a tutela della natura, dalla Provincia di Bari come presunto scarico di "acque reflue urbane".

La collaborazione e la responsabilità ha un senso se assunte per un orizzonte comune nonchè per conoscere un problema e partecipare ad eliminarlo. Se poi accertato il problema, lo stesso diventa solo una cartolina, allora le responsabilità finiscono inevitabilmente sui tavoli dei magistrati (e poi inutile tacciare di "cattiveria" chi vuole solo il rispetto delle regole e della natura). 

Sul profilo giudiziaro, appunto, la Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo a riguardo (le indagini sono condotte dal dott. Giuseppe MARALFA) e la piena sinergia con la Polizia di Stato, la Polizia Municipale e gli ispettori della ASL ha portato ad approfondire quello che sembra un'altro pezzo del mosaico della depurazione delle acque, che da anni stiamo completando. Una devastazione che non riusciamo a fermare ma quantomeno adesso possiamo guardarla negli occhi e combatterla con gli strumenti che disponiamo.

{gallery}/Acquereflue{/gallery}