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22/08/12

Alberi di pesche innaffiati con i liquami del depuratore In evidenza

Alla fine di luglio un agricoltore coratino 60enne era stato scoperto mentre irrigava il suo orto con l'acqua prelevata abusivamente dal canale a cielo aperto nel quale scorrono i reflui provenienti dal depuratore di Corato.

A meno di un mese di distanza, ci risiamo.

Ieri mattina gli agenti del Commissariato di Polizia di Corato e le Guardie per l’Ambiente hanno scoperto in via Mangilli un altro contadino intento ad innaffiare i propri campi - coltivati ad alberi di pesche - con l'acqua proveniente dal depuratore comunale.

L'acqua era prelevata clandestinamente con ben tre gigantesche motopompe, distanti pochi metri una dall’altra.

L'agricoltore, un coratino di 63 anni, aveva collegato alle motopompe diversi grossi e lunghi tubi (in parte sotterrati e non visibili) nei quali scorreva l'acqua "succhiata" dal canale di scorrimento del depuratore il cui affluente, continua a scorrere a cielo aperto prima di sfociare a cala Pantano, nell'omonima contrada biscegliese.

Le forze dell'ordine hanno sequestrato le tre imponenti motopompe, mentre l'agricoltore è stato denunciato a piede libero per la violazione delle norme in materia ambientale, avendo trasgredito le disposizioni previste da due ordinanze (del Sindaco di Corato e del Presidente della Regione Puglia) del 1996 in tema di acque provenienti dall'impianto di depurazione cittadino.

Il blitz degli uomini del Commissariato di Polizia, guidati dal dirigente Saverio Mezzina, e delle Guardie per l’Ambiente ha riaperto una piaga in verità mai cicatrizzata: l'emergenza ambientale causata dai prodotti irrorati con le acque del depuratore.

Diversi interventi repressivi sono stati compiuti negli ultimi tempi, ma, nonostante la linea dura adottata, la cattiva abitudine di molti agricoltori sembra non conoscere tregua, specie durante il periodo estivo, quando il aumenta fabbisogno idrico.

Le Guardie per l'Ambiente sottolineano come non risulti vero il fatto che innaffiare con queste putride acque gli alberi ad alto fusto non sia un reato o non produca effetti per la salute umana (e questo per via del bioaccumulo a trasmissione delle sostanze tossiche contenute nel refluo stesso).

Il fascicolo è ora in mano al sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Silvia Curione. (Coratolive.it - 22/08/2012)